Il giorno in cui smettemmo di scrivere codice

Sto scrivendo questo articolo in ritardo.

Non perché non mi fossi accorto di ciò che stava succedendo. Al contrario: ne parlo dalla fine di novembre 2025 con chiunque abbia la pazienza di ascoltarmi. Ma ho aperto questo blog solo ora. E alcune cose, per essere comprese, hanno bisogno di tempo per sedimentare.

Credo che quel momento — la fine di novembre 2025 — sarà ricordato nella storia dell’umanità. Non come una rivoluzione spettacolare, con fanfare e prime pagine. Ma come uno di quei punti di inflessione silenziosi in cui il mondo cambia direzione.

Molte trasformazioni decisive iniziano così: quasi inosservate.


Quando ho smesso di scrivere codice

Io, tecnicamente, ho smesso di scrivere codice a marzo 2025.

Non perché non fosse più necessario produrre software. Al contrario: ne produco più di prima. Ma da marzo in poi il mio lavoro è cambiato. Non scrivevo più codice direttamente. Passavo il tempo a dialogare con diversi LLM, chiedendo loro di scriverlo, correggerlo, migliorarlo. Confrontavo le soluzioni, le facevo riscrivere, le rifinivo.

Era ciò che molti hanno chiamato vibe coding.

Una danza tra umano e macchina.

L’umano suggeriva l’intenzione, la macchina tentava l’esecuzione.

Ma alla fine di novembre 2025 qualcosa è cambiato.

Con l’arrivo di Claude Opus 2025 e poi di OpenAI Codex 5.3, la danza è finita. Non perché la macchina abbia iniziato a ballare meglio. Ma perché ha iniziato a ballare da sola.

Siamo passati dal vibe coding a codice pronto.


La fine di una parte del mio lavoro

Sono un architetto software. Per trent’anni ho scritto codice.

Una parte importante del mio lavoro consisteva nel tradurre un’idea in software funzionante. Oggi quella parte è finita.

Non perché il software non serva più.

Ma perché le macchine sono più brave di me a scriverlo.

Questo non è un giudizio morale. È un fatto empirico.

Se chiedo a un modello moderno di generare un servizio, un’architettura o un sistema completo a partire da una descrizione accurata, il risultato è più veloce, più coerente e spesso migliore di ciò che produrrei scrivendolo manualmente.

Continuare a scrivere codice a mano sarebbe un po’ come continuare a fare i conti con l’abaco dopo l’invenzione della calcolatrice.


Ho già visto questa storia

Curiosamente, ho già vissuto questo momento.

All’inizio della mia carriera si scriveva molto in C, ma una parte importante dei sistemi veniva ancora sviluppata in assembly.

C’erano programmatori orgogliosi della loro abilità nell’ottimizzare ogni ciclo di clock. Dicevano una cosa con grande sicurezza:

“I compilatori non saranno mai bravi quanto noi.”

Avevano torto.

Non perché fossero incompetenti. Molti di loro erano straordinari. Ma perché avevano frainteso la direzione della storia.

I compilatori non avevano bisogno di essere perfetti subito. Bastava che migliorassero progressivamente. E una volta diventati abbastanza buoni, nessuno aveva più ragione di scrivere assembly a mano.

Oggi stiamo assistendo allo stesso fenomeno.

L’AI diventerà ciò che i compilatori sono stati per il linguaggio macchina: uno strato di astrazione inevitabile.

Io, oggi, non mi curo più del codice che viene scritto.

Mi curo di ciò che voglio ottenere.


Il prompt come nuovo codice sorgente

Se questo è vero, allora una conseguenza diventa evidente.

Il prompt è il nuovo codice sorgente.

Se possiedo una descrizione accurata — scritta bene, in inglese — di un sistema software, posso generarlo quando voglio. Posso rigenerarlo domani con un modello migliore. Posso modificarlo, espanderlo, evolverlo.

Il codice diventa un artefatto temporaneo.

Il vero asset è la specifica semantica del sistema.

È come se il codice fosse diventato un file compilato.

E il prompt fosse il vero progetto.


Perché proprio il codice

Non è un caso che la prima grande superiorità dell’AI sugli esseri umani sia arrivata nella scrittura del codice.

Ci sono due ragioni.

La prima è tecnica.

Per chi costruisce modelli, il codice è un dominio ideale: è strutturato, verificabile, e dispone di enormi dataset pubblici.

È uno dei territori più semplici da insegnare a una macchina.

Ma la seconda ragione è molto più interessante.

Il codice permette ai modelli di scrivere se stessi.


Il momento in cui le macchine iniziano a programmare le macchine

Questa idea potrebbe sembrare fantascienza. Ma non lo è.

OpenAI ha dichiarato che GPT-5.3 Codex è stato “instrumental in creating itself.”

In altre parole: il sistema ha contribuito a scrivere il codice necessario alla propria evoluzione.

Questo cambia profondamente la dinamica del progresso tecnologico.

Per migliaia di anni l’umanità ha costruito strumenti.

Poi abbiamo costruito macchine che ci aiutavano a costruire strumenti.

Ora stiamo costruendo macchine che partecipano alla costruzione di se stesse.

Non siamo ancora in un mondo di auto-miglioramento incontrollato. Ma abbiamo attraversato una soglia.


Il vero punto di inflessione

Molti pensano che il momento decisivo arriverà quando l’AI supererà gli esseri umani in qualche test di intelligenza generale.

Io non sono d’accordo.

Il vero punto di inflessione arriva quando una tecnologia diventa lo strumento standard per costruire se stessa.

Quando accadde con i compilatori, il software accelerò enormemente.

Quando accadde con le macchine utensili, la rivoluzione industriale esplose.

Alla fine di novembre 2025 abbiamo assistito allo stesso fenomeno nel mondo dell’intelligenza artificiale.

Le macchine hanno iniziato a diventare i programmatori principali delle macchine.


Guardando indietro

Forse tra vent’anni questo momento sarà ovvio.

Forse sembrerà inevitabile.

Ma chi ha vissuto la transizione ricorda bene una cosa: il mondo non cambia con un’esplosione. Cambia con una serie di piccoli spostamenti che, a un certo punto, diventano irreversibili.

Alla fine di novembre 2025 uno di questi spostamenti è diventato chiaro.

Non abbiamo semplicemente creato strumenti più intelligenti.

Abbiamo creato strumenti che scrivono gli strumenti.

E quando una specie inventa macchine capaci di progettare le macchine successive, la storia entra in una nuova fase.

Non sappiamo ancora quale.

Ma sappiamo che è iniziata.

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